La destra laburista? Non è un ossimoro ma una tentazione culturale. L’ultimo libro di Bozzi Sentieri

La destra laburista? Non è un ossimoro ma una tentazione culturale. L’ultimo libro di Bozzi Sentieri

Per gentile concessione delle Edizioni Sindacali (www.edizionisindacali.it) pubblichiamo uno stralcio delle conclusioni del nuovo libro di Mario Bozzi Sentieri “Idee per una Destra laburista”

Di Mario Bozzi Sentieri

Senza “miti” si muore, soffocati – come pare stia avvenendo per l’attuale sistema – dalle contingenze, dalla mancanza di speranze, dal venire meno di autentiche volontà collettive. L’idea di una destra laburista è – al contrario – l’espressione di un’aspettativa ricostruttiva. Essa afferma la “riconquista” della Patria nel nome di un più alto e compiuto affrancamento del lavoro. Senza rinunciare alla “lotta”, riconosce il valore sintetico di più vasti e generali interessi. Senza negare una rappresentanza piena dei diritti dei lavoratori, riconosce la rilevanza delle istituzioni naturali della famiglia e delle comunità municipali e di lavoro, delle istanze spirituali e nazionali. Senza misconoscere il ruolo del mito, nulla vuole concedere alla facile utopia egalitaria, al formalismo liberal-borghese, all’estraniamento internazionalista.

Coniugare etica e economia

Lungi dal porsi come fattore di mera rottura storico-sociale la destra laburista prefigura un possibile itinerario sintetico (antiborghese, anti individualista, anticlassista, anticapitalista, antipartitocratico) capace di coniugare, con realismo, valori nazionali ed aspettative rivoluzionarie, etica ed economia. Essa chiama alla mobilitazione il mondo del lavoro, ma non esalta la disgregazione dell’ordine etico. Persegue la realizzazione dell’affrancamento materiale, ma non assolutizza la “mammonificazione” dei rapporti interindividuali. Problematizza – in definitiva – ex novo la “questione sociale”, ponendola all’interno di un ulteriore processo evolutivo. Con quali obiettivi ?

Il senso della sovranità

Proviamo a sintetizzarli. Al primo livello, quello politico, c’è la necessità di ritrovare il senso della sovranità, esautorata dal profitto globalizzato. Al secondo quello di introdurre nella vita economica i valori etici. Al fondo l’idea della “funzione sociale” della proprietà e del ruolo del lavoratore. Da qui partono una serie di conseguenze economico-sociali e politico-culturali. Riconoscere la funzione sociale della proprietà significa superare finalmente certi “assoluti”, dando alla proprietà ruoli e compiti di portata generale. Vuole dire comprendere che esistono degli interessi nazionali a cui la singola azienda non può derogare, nella misura in cui la sua esistenza è fondata non solo sul diritto del proprietario, quanto anche sul lavoro dei suoi dipendenti, sul contesto sociale in cui opera, sul senso di una Storia e dunque sui contributi, materiali e spirituali, della comunità d’appartenenza.

La lezione di Gentile

(…) La destra laburista guarda al reale, rappresentato dal mondo del lavoro e della produzione, dai corpi intermedi e dai territori. Giovanni Gentile lo scriveva nel 1943, in Genesi e struttura della società, evidenziando come lo Stato non può essere lo Stato del cittadino, prodotto della Rivoluzione borghese, “ma deve essere, ed è, quello del lavoratore, quale esso è, con i suoi interessi differenziati secondo le naturali categorie che a mano a mano si vengono costituendo. Perché il cittadino non è l’astratto uomo; né l’uomo della “classe dirigente” – perché più colta o più ricca, né l’uomo che sapendo leggere e scrivere ha in mano lo strumento di una illimitata comunicazione spirituale con tutti gli altri uomini. L’uomo reale, che conta, è l’uomo che lavora, e secondo il suo lavoro vale quello che vale”. Ma – seguiamo ancora il percorso gentiliano – il lavoratore lavorando appartiene ad una categoria, con i suoi interessi particolari e, nel contempo, in sintonia con quelli generali: è categoria produttiva ed insieme deve essere rappresentanza politica.

Il tema dei corpi intermedi

E qui entra in gioco, rispetto ai citati processi di disintermediazione, il tema dei “corpi intermedi”. I corpi intermedi rappresentano l’ossatura della società. In essi l’uomo reale trova spazio e rappresentanza, protezione e visibilità. In primo piano la famiglia , il corpo intermedio naturale per eccellenza, da “ritrovare” nella sua funzione sociale, luogo cardine di mediazione tra il singolo e la collettività. E poi i corpi intermedi volontari: le associazioni di categoria, gli ordini professionali, l’associazionismo sociale e culturale, da “integrare” in una visione organica, che saldi la cesura tra società e Stato. Lavoro e rappresentanza: è su questi crinali che può giocare una battaglia significativa una destra laburista, culturalmente attrezzata perché consapevole dei limiti di sistema ed insieme realisticamente capace di rispondere ai bisogni concreti dei ceti lavorativi e del Paese reale, alle domande di cambiamento e di modernizzazione, temperate da una eticità di fondo.

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