Un primo maggio “partecipativo”. LE “BUONE PRATICHE”  DELLA PARTECIPAZIONE

Un primo maggio “partecipativo”. LE “BUONE PRATICHE” DELLA PARTECIPAZIONE

di Mario Bozzi Sentieri

La diffusione della partecipazione va di pari passo con le “buone prassi”. E’ anche con questo spirito che è nato il riconoscimento istituzionale “Bollino Cnel” che le identifica e valorizza. Finalmente approvata la legge attuativa dell’art. 46 della Costituzione (15 maggio 2025 n. 76), lo scorso 26 febbraio 2026 l’Assemblea del Consiglio Nazionale della Economia e del Lavoro (Cnel) ha approvato il regolamento della Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori in materia di raccolta e valorizzazione delle buone pratiche, prevedendo anche la possibilità del riconoscimento di una sorta di “Bollino Cnel” a fini reputazionali e divulgativi.

Con questo atto la legge 15 maggio 2025, n. 76, è entrata a pieno regime, rendendo possibile uno dei punti più qualificanti del suo impianto e cioè la previsione di una robusta attività di monitoraggio attraverso la redazione, con cadenza biennale, di una “relazione, a livello nazionale, sulla partecipazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro”. Da questa relazione dipenderà  la possibile evoluzione della legge nel nostro ordinamento giuridico e anche il suo effettivo funzionamento nel nostro sistema di relazioni industriali.

Il regolamento disciplina in dettaglio le modalità di raccolta, valutazione e valorizzazione delle pratiche partecipative. La raccolta delle pratiche riguarda le forme partecipative riconducibili alle quattro categorie previste dalla legge: gestionale, economico-finanziaria, organizzativa e consultiva.

Possono candidarsi imprese, fondazioni, cooperative, enti del terzo settore e associazioni, semplicemente compilando un form di venticinque domande relative all’impresa, ai firmatari, alla descrizione di quanto negoziato. Non occorre, sebbene sia preferibile, allegare l’accordo generativo della pratica oggetto della domanda. Questa può essere compilata dai vertici aziendali, dai rappresentanti dei lavoratori, dai dirigenti sindacali e datoriali, ma anche dai professionisti che assistono l’impresa, se ne hanno mandato.

La raccolta delle esperienze non ha solo una funzione premiale, comunque molto rilevante soprattutto per le piccole e medie imprese, che vogliono evidenziare la propria responsabilità sociale, anche in ottica di attrazione dei lavoratori più validi in un momento di crisi dell’offerta di lavoro; la banca dati che andrà formandosi permetterà alla Commissione Nazionale di adempiere al compito di redazione del rapporto biennale sulla partecipazione, non basandosi su considerazioni teoriche, ma descrivendo lo stato dell’arte delle relazioni di lavoro nel nostro Paese e gli effetti reali della legge 76/2025.

Alla  vigilia del 1° maggio 2026, è significativo (ed ha un importante valore simbolico) che la Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori del Cnel abbia assegnato i primi “Bollini Cnel”.

Le prime tre esperienze ad essere state valorizzate sono realtà profondamente diverse per dimensioni, settore e natura giuridica, a dimostrazione della trasversalità e dell’efficacia del modello partecipativo.
Il riconoscimento è andato a Generali, uno dei principali player del mercato assicurativo nazionale, che si è distinto per la strutturata partecipazione organizzativa dei propri dipendenti; ad ASM Rieti S.p.A., società a partecipazione pubblica attiva nella gestione del ciclo idrico, premiata per le sue pratiche di partecipazione gestionale; e a Forlì Ambiente Società Cooperativa, realtà operante nei servizi ambientali che ha efficacemente implementato modelli di partecipazione economico-finanziaria ed organizzativa.

Secondo quanto ha spiegato nelle motivazioni, il Cnel ha assegnato il riconoscimento a Generali per la strutturata partecipazione organizzativa dei propri dipendenti. A questo proposito per Gianluca Perin, Country General Manager di Generali Italia, il bollino Cnel è “la conferma della scelta di Generali di interpretare in modo responsabile e tempestivo i principi introdotti dalla nuova normativa sulla partecipazione dei lavoratori, traducendoli in azioni concrete attraverso il nostro Contratto Integrativo Aziendale. In coerenza con la direzione indicata dalle istituzioni, abbiamo rafforzato strumenti di dialogo strutturato e partecipato, in grado di accompagnare le grandi trasformazioni del lavoro”.

Un esempio sono i transformation hub dedicati all’Intelligenza Artificiale, alla sostenibilità e all’invecchiamento attivo che rappresentano un esempio concreto di questo approccio. Si tratta di “luoghi di confronto e co-progettazione che ci consentono di governare l’innovazione, valorizzare le competenze e promuovere uno sviluppo inclusivo e sostenibile, rafforzando al tempo stesso la competitività del sistema Italia – continua Perin -. Con la responsabilità sociale di primo assicuratore italiano, vogliamo continuare a rafforzare il nostro ruolo di punto di riferimento per essere Partner del Paese”.

“Con l’assegnazione dei primi bollini rendiamo operativo uno strumento concreto per riconoscere e valorizzare le imprese che hanno scelto la partecipazione come modello di governance” – ha dichiarato il presidente del Cnel, Renato Brunetta. “Siamo convinti che premiare queste buone pratiche contribuirà a rafforzare la qualità delle relazioni industriali nel nostro Paese. In una fase segnata da una profonda trasformazione tecnologica, questo percorso non è più rinviabile e il Cnel intende sostenerlo con determinazione”.

Un concetto ribadito anche da Emmanuele Massagli, presidente della Commissione Nazionale: “È la prova che la partecipazione non ha soglie dimensionali né vincoli merceologici: qualsiasi contesto di lavoro diventa più sereno e competitivo quando si superano le sterili logiche del conflitto e si sperimentano pratiche di collaborazione tra imprenditori e lavoratori, come intuito già dai padri costituenti che vollero l’articolo 46 della Carta”.
Nell’ambito di questo nuovo “dinamismo partecipativo” anche il Cnel (oltre che la legge sulla partecipazione) assume un ruolo strategico. Più che abolito – come ipotizzò, qualche anno fa, l’anarco riformismo di matrice renziana –  esso va dunque “ripensato” e rilanciato in ragione delle sue potenzialità e del ruolo che le categorie produttive ed il mondo del volontariato potrebbero svolgere, in una prospettiva autenticamente “ricostruttiva”, con lo sguardo rivolto al “dopo”, alla necessità-opportunità di sperimentare concretamente un modello partecipativo “integrale” ed autentiche forme di inclusione sociale: una visione strategica, ma anche concretamente operativa, che ci consegna questo primo maggio 2026, ad un anno esatto dall’approvazione della legge sulla partecipazione. Più che un anniversario, seppure importante, una realtà concreta su cui continuare lavorare e da rivendicare culturalmente e socialmente.

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